Ciao mondo!!

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UN SENSO DI VIOLA

Un senso di viola

Esce dal mio armadio

E righe,  e fiori

E vari ghirigori

E una manica adagiata,

una manica morta,

e sotto pantaloni

cenciosi che si riposano

e dormono accovacciati.

Il vestito rosso spicca

Consapevole tra tutti

Di essere il preferito,

e se ne vanta, impettito

fa spallucce alle altre grucce.

C’è una volontà sopita

Di fuga

Che si riversa solo

Fino alla moquette blu

E poi già si spegne.

Pieghe, penombra e

Odore dolciastro

È tutto il loro esistere.

Il cumulo potrebbe

Da un momento all’altro crollare

Ma non sa che resistere.



aLICe

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Paura e delirio a Berlino(e incubi di kebab..)

 
Roughly speaking:
Kebab dreams in the Wall City (Berln)/ Turkish culture behind the barbed wire / A new Izmir in the GDR (German Democratic Republic) / Atatürk the new boss / Militia for the Soviet Union / In every snack bar a spy / A ZK (Central Committee) agent from Turkey / Germany, Germany / Everything is over / We are the Turks of tomorrow.
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a tutti voi, maledetti scrittori di lettere e letterine..

…perchè io lo so che scrivete lettere, voi romanticoni superstiti, letterati e letterine mie, so che nel buio delle vostre stanze, scrivete lettere d’amore, lettere blues, lettere di tristezza, lettere che non usciranno mai dai vostri diari o percorreranno enromi distanze, so che nel fondo dei cassetti delle vostre scrivanie ancora giacciono fogli che attendono di essere spediti, o che avete comunque già trascritto – vergogna! – in chilometriche e-mail. E lo so lo so che è il vostro peccato capitale che morbosamente perpetuate – grafomani! – nonostante i tempi che corrono e corrono e corrono, voi continuate a scrivere e ve ne pentirete, continuate a scrivere nonostante l’imperare dei trafiletti, e dei flash e delle news e diventerete ciechi, garantito! Questo è il mio ammonimento che vi mando come ultimo avviso prima che ritorniate col pensiero tra quelle peccaminose righe, l’avviso che ho trovato tra le lettere di uno che di lettere se n’è inteso, e dopo l’imperativo di Mirko che mi ha detto "vai subito a leggere kafka!" ecco quello che kafka mi ha detto, anzi, che in una lettera appunto – oh anima dannata- ha detto a Milena Jesenska, il 9 agosto del 1920:

"E se un giorno domandasti come mai abbia potuto chiamare "buono" il sabato con l’angoscia nel cuore, la spiegazione non è difficile. Siccome amo te (e ti amo dunque, o donna tarda a capire, come il mare ama un sassolino sul fondo, proprio così il mio amore ti inonda – e possa io essere ancora accanto a te il sassolino, se i cieli lo permettono) amo il mondo intero, e di questo fa parte anche la tua spalla sinistra, no, fu prima la destra e perciò la bacio se mi piace(e tu sei tanto gentile da scostarvi la camicetta), e di esso fa parte anche la spalla sinistra e il tuo viso sopra di me nel bosco, e il tuo viso sotto di me nel bosco, e il riposo sul tuo petto quasi nudo. E perciò hai ragione quando dici che già eravamo uno e io non ne ho alcuna angoscia, ma questa è la mia unica felicità, il mio unico orgoglio, e non lo limito affatto al bosco. (…)
Tutta l’infelicità della mia vita – e con ciò non voglio lagnarmi, ma soltanto fare una costatazione universalmente istruttiva – proviene, se vogliamo, dalle lettere o dalla possibilità di scrivere lettere. Gli uomini non mi hanno forse mai ingannato, le lettere invece sempre, e precisamente non quelle altrui, ma le mie. Nel caso mio si tratta di una disgrazia particolare, della quale non voglio dire altro, ma nello stesso tempo anche di una disgrazia generale. La facilità di scrivere lettere – considerata puramente in teoria – deve aver portato nel mondo uno spaventevole scompiglio delle anime. E’ infatti un contatto con fantasmi, e non solo col fantasma del destinatario, ma anche col proprio che si sviluppa tra le mani nella lettera che stiamo scrivendo, o magari in una successione di lettere, dove l’una conferma l’altra e ad essa può appellarsi per testimonianza. Come sarà nata mai l’idea che gli uomini possono mettersi in contatto tra loro attraverso le lettere? A una creatura umana distante si può pensare  e si può afferrare una creatura umana vicina, tutto il resto sorpassa le forze umane. Scrivere lettere però significa denudarsi davanti ai fantasmi che ciò attendono avidamente. Baci scritti non arrivano a destinazione, ma vengono bevuti dai fantasmi lungo il tragitto. Con così abbondante alimento questi si moltiplicano in modo inaudito. L’umanità lo sente e li combatte ; per cercar di eliminare l’azione dei fantasmi tra uomo e uomo e per raggiungere il contatto naturale , la pace delle anime, essa ha inventato la ferrovia, l’automobile, l’aereoplano, ma ciò non serve più, sono evidentemente invenzione fatte già durante il crollo; la parte avversa è molto più calma e forte, anche se l’umanità dopo la posta ha inventato il telegrafo, il telefono, il telegrafo senza fili. Gli spiriti non moriranno di fame, ma noi periremo".

Vostra Herr Direktor

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IDIOTECA (L’ORIGINALE A COLORI!!)

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Ciao Asti—

  
 
 
       
 
 
In onore del mio ritorno nel mondo dei viventi, e quindi della mia dipartita da Asti, vi lascio queste immagini molto belle delle magliette che ho ordinato su threadless e questi due video di uno dei film più belli che abbia visto quest’anno ("Il treno per Darjeeling", l’ultimo di Wes Anderson) con due emozionatissime canzoni dei Kinks (non ho saputo scegliere) "Strangers" e "This time tomorrow"…addiooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

 
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Figli di una piuma

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